Dolore cronico

Evitare il movimento peggiora il dolore cronico?

Contenuto rivisto dal Dr. Pietro Bertini, medico anestesista ·

Evitare il movimento aumenta il dolore cronico? Ecco perché
In breveQuando qualcosa fa male, fermarsi è istintivo, e nei primi giorni di un dolore acuto può essere giusto. Nel dolore cronico, però, evitare a lungo il movimento per paura di farsi male spesso peggiora le cose: i muscoli si indeboliscono, le articolazioni si irrigidiscono, il sistema nervoso diventa più sensibile e il dolore aumenta. Tornare a muoversi in modo graduale e guidato è una delle cure più efficaci per la maggior parte dei dolori cronici.

Il circolo paura-evitamento

Gli studiosi lo descrivono così: un episodio di dolore viene interpretato come minaccioso («se mi muovo mi rompo la schiena»), nasce la paura del movimento, si evitano le attività, ci si concentra di più sul dolore. Con il tempo la persona perde forma fisica e fiducia nel proprio corpo, l'umore cala e il dolore, invece di ridursi, si mantiene o cresce. Chi invece affronta gradualmente il movimento tende a recuperare meglio.

«Male» non vuol dire «danno»

Nel dolore cronico l'intensità del dolore non è una misura affidabile del danno ai tessuti, perché il sistema nervoso è diventato più sensibile. Un po' di dolore durante un esercizio ben scelto non significa che ci si stia facendo male. Capire questa differenza è spesso ciò che permette di ricominciare a muoversi.

Come tornare a muoversi

  • partire da un livello che si riesce a fare anche in una giornata storta, non da quello delle giornate buone;
  • aumentare a piccoli passi, con un programma, non in base al dolore del momento;
  • scegliere attività che piacciono: camminare, nuotare, bicicletta, esercizi in palestra con un fisioterapista;
  • accettare qualche fastidio, fermarsi solo se il dolore aumenta molto e non torna come prima entro un giorno;
  • esporsi gradualmente anche ai movimenti temuti (piegarsi, sollevare), con una guida.

E le cure del dolore?

Farmaci, infiltrazioni o radiofrequenza possono avere un ruolo proprio come «finestra»: riducono il dolore abbastanza da permettere di riprendere il movimento. Il beneficio più duraturo, però, viene da ciò che si fa in quella finestra. Per questo un buon piano di terapia del dolore include sempre un programma di attività.

Quando rivolgersi subito al medico

  • dolore notturno che non cambia con la posizione, febbre, perdita di peso;
  • debolezza di una gamba o difficoltà a controllare urina o feci;
  • dolore comparso dopo una caduta in chi ha l’osteoporosi.

Hai un dolore simile? Una visita permette di capire da dove nasce e quale percorso è più adatto.

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Articolo scritto e rivisto dal Dr. Pietro Bertini, medico anestesista che si occupa di terapia del dolore. Ha scopo informativo e non sostituisce una visita: solo uno specialista, dopo aver visitato il paziente, può stabilire la diagnosi e il trattamento più adatto. Altri video sul canale YouTube.