Dolore cronico

Catastrofizzare il dolore: cos’è e come si affronta

Contenuto rivisto dal Dr. Pietro Bertini, medico anestesista ·

Catastrofizzare il dolore non è debolezza: è neurologia
In breveCatastrofizzare il dolore significa tendere a rimuginarci sopra, a ingigantirlo e a sentirsi impotenti di fronte a esso («non passerà mai», «c'è qualcosa di grave», «non posso farci niente»). Non è una debolezza di carattere né un segno che il dolore sia immaginario: è un modo di elaborare il dolore che coinvolge il sistema nervoso e che, da solo, lo rende più intenso e più invalidante. La buona notizia è che si può modificare, e farlo migliora il dolore.

Come si riconosce?

Gli studi descrivono tre componenti, spesso presenti insieme:

  • ruminazione: non riuscire a smettere di pensare al dolore;
  • amplificazione: temere che il dolore sia il segno di qualcosa di grave o che peggiorerà;
  • impotenza: la sensazione che non ci sia niente da fare.

Perché aumenta il dolore?

Il cervello non registra passivamente i segnali dolorosi: li filtra e li modula. Attenzione costante, paura e senso di minaccia «alzano il volume» del dolore, riducono l'efficacia dei sistemi naturali che lo attenuano e spingono a evitare il movimento, con perdita di forza e di forma fisica. Chi catastrofizza di più tende ad avere più dolore dopo un intervento, più disabilità nel mal di schiena e un recupero più lento. È un circolo vizioso, non una colpa.

Come si affronta?

Il primo passo è capire il proprio dolore: sapere da dove nasce, cosa significa e cosa non significa toglie molto spazio alla paura. Poi ci sono strumenti specifici, che funzionano meglio insieme alle altre cure:

  • spiegazione chiara della diagnosi e del piano di cura da parte del medico;
  • terapia cognitivo-comportamentale e approcci basati sull’accettazione (ACT), con uno psicologo;
  • esercizio graduale, che dimostra al cervello che muoversi è sicuro;
  • tecniche di rilassamento e di respirazione, cura del sonno.

Non significa «è tutto nella testa»

Riconoscere la catastrofizzazione non vuol dire negare il dolore o la sua causa fisica. Il dolore è reale e va curato anche con farmaci e procedure quando servono. Lavorare sul modo in cui lo viviamo è un pezzo in più della cura, che rende più efficaci tutti gli altri.

Quando rivolgersi subito al medico

  • pensieri di farsi del male o di non farcela più: parlane subito con il medico o chiama il 112;
  • dolore nuovo con febbre, perdita di peso o debolezza.

Hai un dolore simile? Una visita permette di capire da dove nasce e quale percorso è più adatto.

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Articolo scritto e rivisto dal Dr. Pietro Bertini, medico anestesista che si occupa di terapia del dolore. Ha scopo informativo e non sostituisce una visita: solo uno specialista, dopo aver visitato il paziente, può stabilire la diagnosi e il trattamento più adatto. Altri video sul canale YouTube.