Dolore cronico

Il corpo è guarito ma il dolore resta: come il dolore diventa cronico

Contenuto rivisto dal Dr. Pietro Bertini, medico anestesista ·

Il tuo cervello può spegnere il dolore (ma a volte si rompe)
Il tuo corpo è guarito ma hai ancora dolore? Ecco perché
In breveIl dolore non è un semplice «sensore di danno»: è il sistema nervoso a decidere quanto amplificarlo o attenuarlo. Di solito, quando un tessuto guarisce, il dolore si spegne. A volte però il sistema nervoso resta in allarme e continua a produrre dolore anche quando la lesione non c'è più: è la sensibilizzazione centrale. Il dolore è reale e si può curare, ma con un approccio diverso da quello del dolore acuto.

Il dolore acuto è un allarme utile

Quando ci facciamo male, i nervi della zona colpita mandano segnali al midollo spinale e al cervello, che li trasformano nell'esperienza del dolore. È un allarme prezioso: ci fa proteggere la parte lesa finché guarisce. Il cervello, inoltre, ha un proprio sistema per abbassare il volume del dolore, fatto di vie nervose che scendono verso il midollo e di sostanze come le endorfine.

Cosa cambia quando il dolore diventa cronico?

Se il dolore dura a lungo, il sistema nervoso può cambiare il proprio funzionamento: i neuroni del midollo e del cervello diventano più eccitabili e il sistema che normalmente attenua il dolore funziona meno. Il risultato è un sistema nervoso «sensibilizzato», che risponde in modo eccessivo a stimoli dolorosi e talvolta anche a stimoli normalmente innocui, come un tocco leggero.

Si parla di dolore cronico quando persiste o si ripresenta per più di tre mesi. In alcuni casi è sostenuto da una malattia ancora presente (per esempio l'artrosi); in altri, come la fibromialgia, il problema principale è proprio il modo in cui il sistema nervoso elabora il dolore.

Cosa la favorisce?

  • un dolore acuto intenso o trattato poco e tardi;
  • il sonno scarso o disturbato;
  • lo stress prolungato, l’ansia, la tendenza a pensare al dolore nel modo più catastrofico;
  • la paura di muoversi, che porta a ridurre l’attività e a perdere forma fisica;
  • altre condizioni dolorose già presenti.

Come si riconosce un dolore «sensibilizzato»?

Alcuni segni fanno pensare che il sistema nervoso stia amplificando il dolore: il dolore si estende oltre la zona della lesione iniziale, cambia sede, è sproporzionato rispetto a quanto si vede agli esami, compare con stimoli che di solito non fanno male (un tocco, il freddo, la pressione dei vestiti), si accompagna a stanchezza, sonno disturbato e difficoltà di concentrazione. Non sono segni di debolezza o di immaginazione: sono il modo in cui un sistema nervoso in allarme si manifesta, e orientano verso le cure giuste.

Come si cura?

Quando il dolore è diventato cronico, cercare solo «il punto da sistemare» spesso non basta. Il percorso più efficace combina più strumenti: esercizio fisico graduale, cura del sonno, informazione su come funziona il dolore, supporto psicologico quando serve, farmaci scelti per agire sul sistema nervoso e, se c'è ancora una sorgente di dolore precisa (un'articolazione, un nervo), procedure mirate su quella sorgente. Il compito della terapia del dolore è mettere insieme questi strumenti in un piano personale.

Cosa puoi fare da subito

Alcune cose dipendono da te e contano davvero. Muoversi ogni giorno, anche poco, aumentando gradualmente: il movimento attiva i sistemi naturali che attenuano il dolore. Proteggere il sonno con orari regolari. Non inseguire un esame dopo l'altro alla ricerca di una lesione che spieghi tutto, ma cercare una valutazione che metta insieme i pezzi. Usare gli antidolorifici secondo un piano e non «al bisogno» ogni giorno, perché alcuni, usati a lungo, possono peggiorare la sensibilità al dolore. E chiedere aiuto presto: prima si interviene, più è facile che il sistema nervoso torni a un funzionamento normale.

Quando rivolgersi subito al medico

  • dolore con febbre, perdita di peso inspiegata o sudorazioni notturne;
  • dolore che peggiora di notte o a riposo, senza motivo apparente;
  • perdita di forza o di sensibilità, difficoltà a controllare urina o feci.

Hai un dolore simile? Una visita permette di capire da dove nasce e quale percorso è più adatto.

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Articolo scritto e rivisto dal Dr. Pietro Bertini, medico anestesista che si occupa di terapia del dolore. Ha scopo informativo e non sostituisce una visita: solo uno specialista, dopo aver visitato il paziente, può stabilire la diagnosi e il trattamento più adatto. Altri video sul canale YouTube.