Farmaci e terapie

Cannabis per il dolore: cosa dicono davvero gli studi

Contenuto rivisto dal Dr. Pietro Bertini, medico anestesista ·

Cannabis per il dolore: cosa dice davvero la scienza
In breveLa cannabis terapeutica non è una cura miracolosa, ma in alcune persone con dolore cronico, soprattutto neuropatico, può essere uno strumento in più quando le terapie standard non bastano. Le revisioni degli studi mostrano un beneficio medio piccolo e un rischio non trascurabile di effetti collaterali come sonnolenza, vertigini e difficoltà di concentrazione. In Italia può essere prescritta dal medico, come preparazione galenica, per indicazioni definite.

Cosa dicono gli studi?

Una revisione sistematica degli studi randomizzati, preparata per l'Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP), ha trovato prove di qualità bassa o molto bassa di un beneficio, con una riduzione media del dolore piccola e più effetti collaterali rispetto al placebo. Sulla base di questi dati, la IASP ha concluso di non poter raccomandare in generale cannabis e cannabinoidi per il dolore, pur riconoscendo che alcune persone ne traggono beneficio e che servono studi migliori.

Per chi può avere senso?

Per chi ha un dolore cronico, in particolare neuropatico, che non ha risposto ai trattamenti raccomandati, o non li tollera, e dentro un percorso seguito dal medico: obiettivi chiari (dormire meglio, ridurre il dolore di una quota misurabile), dose iniziale bassa, controllo degli effetti e sospensione se non serve. Non è una scorciatoia per evitare il resto del percorso, come esercizio e cura del sonno.

Come si prescrive in Italia

In Italia la cannabis a uso medico è un farmaco: viene prescritta dal medico con ricetta, preparata in farmacia come preparazione galenica (per esempio infiorescenze da assumere per decotto o inalazione con vaporizzatore, o oli) e impiegata nel dolore cronico, in particolare neuropatico, quando le terapie convenzionali non hanno funzionato o non sono tollerate. La varietà, cioè il rapporto tra THC e CBD, e la dose si scelgono in base al paziente e si aggiustano nel tempo. Fumarla non è un modo di assunzione appropriato.

Effetti collaterali e precauzioni

  • sonnolenza, vertigini, bocca secca, difficoltà di concentrazione: attenzione alla guida;
  • può dare ansia, alterazioni dell’umore e, in persone predisposte, disturbi psichiatrici;
  • interagisce con altri farmaci che agiscono sul sistema nervoso;
  • sconsigliata in gravidanza, allattamento, nei giovani e in chi ha una storia di psicosi o dipendenza;
  • i prodotti acquistati come «cannabis light» o online non sono farmaci: composizione e dose non sono controllate.

Il CBD da solo funziona?

Il cannabidiolo (CBD), presente in molti prodotti venduti liberamente, ha un ruolo riconosciuto in alcune forme di epilessia, ma le prove di un effetto sul dolore cronico negli esseri umani sono ancora scarse. Molti prodotti in commercio contengono quantità di CBD diverse da quelle dichiarate. Se vuoi provarlo, parlane con il medico, soprattutto se prendi altri farmaci, perché il CBD può interferire con il loro metabolismo.

Hai un dolore simile? Una visita permette di capire da dove nasce e quale percorso è più adatto.

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Articolo scritto e rivisto dal Dr. Pietro Bertini, medico anestesista che si occupa di terapia del dolore. Ha scopo informativo e non sostituisce una visita: solo uno specialista, dopo aver visitato il paziente, può stabilire la diagnosi e il trattamento più adatto. Altri video sul canale YouTube.