Farmaci e terapie

Antidepressivi per il dolore cronico: perché si usano

Contenuto rivisto dal Dr. Pietro Bertini, medico anestesista ·

Antidepressivi per il dolore cronico: non è quello che pensi
In breveQuando a una persona con dolore cronico viene proposto un antidepressivo, la reazione è spesso: «allora pensa che sia tutto nella mia testa». Non è così. Alcuni antidepressivi agiscono direttamente sui sistemi che il cervello usa per frenare il dolore, a dosi spesso più basse di quelle usate per la depressione. Sono tra i farmaci di prima scelta nel dolore neuropatico e possono aiutare in altre forme di dolore cronico. Non funzionano per tutti e non per tutti i dolori.

Come agiscono sul dolore?

Le vie nervose che scendono dal cervello al midollo spinale e attenuano il dolore usano come messaggeri la serotonina e la noradrenalina. Alcuni antidepressivi — gli antidepressivi triciclici come l'amitriptilina e gli inibitori della ricaptazione di serotonina e noradrenalina come la duloxetina — aumentano questi messaggeri e rinforzano il freno sul dolore. L'effetto analgesico è indipendente da quello sull'umore.

Per quali dolori?

Le prove sono più solide nel dolore neuropatico, per esempio nella neuropatia diabetica dolorosa, dove sono raccomandati come prima scelta. Una grande revisione del 2023 ha trovato prove di efficacia della duloxetina in diverse condizioni dolorose (dolore lombare, artrosi, neuropatie, fibromialgia), con effetti in media moderati; per molti altri antidepressivi e altre condizioni le prove sono deboli o assenti.

E se sono anche giù di morale?

Il dolore cronico si accompagna spesso ad ansia, irritabilità o depressione, che a loro volta peggiorano il dolore. In questi casi alcuni antidepressivi possono agire su entrambi i fronti, alle dosi adatte. È importante parlarne apertamente con il medico: curare anche l'umore non significa che il dolore sia meno reale, ma che si sta curando la persona nel suo insieme.

Cosa aspettarsi

  • l’effetto si valuta dopo alcune settimane, con dosi aumentate gradualmente;
  • gli effetti collaterali più comuni sono sonnolenza, bocca secca, nausea, stitichezza, vertigini; spesso calano nelle prime settimane;
  • non creano dipendenza, ma non vanno sospesi bruscamente;
  • possono interagire con altri farmaci: il medico deve conoscere tutta la terapia;
  • se dopo una prova adeguata non c’è beneficio, si sospendono e si cambia strada.

Quando rivolgersi subito al medico

  • pensieri di farsi del male, agitazione insolita: contatta subito il medico;
  • palpitazioni, svenimenti, confusione dopo l’inizio del farmaco.

Hai un dolore simile? Una visita permette di capire da dove nasce e quale percorso è più adatto.

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Articolo scritto e rivisto dal Dr. Pietro Bertini, medico anestesista che si occupa di terapia del dolore. Ha scopo informativo e non sostituisce una visita: solo uno specialista, dopo aver visitato il paziente, può stabilire la diagnosi e il trattamento più adatto. Altri video sul canale YouTube.